Quando si parla di anziani ci si imbatte spesso in storie di solitudine e di abbandono. Ma chi sono gli anziani di oggi? E quali storie portano sulle loro spalle?
Negli anni '70 e '80 molti di loro avevano una storia di sofferenza.
C'era una Roma malata di povertà e solitudine che emergeva dai loro racconti: quello dell'espulsione dal centro storico per gli sventramenti; del confinamento nei borghetti della periferia durante il fascismo.
Per questi anziani la guerra era la memoria centrale, come la tragedia della propria vita.
E poi la vita dura durante il dopoguerra, le illusioni di gioventù, le storie d'amore, le storie di solitudine, la vedovanza. Storie di generazioni che hanno vissuto per rispondere ai bisogni primari, che hanno sperimentato l'emigrazione per trovare lavoro, che hanno atteso per anni di avere una casa vivendo in baracca, che non hanno potuto curarsi come avrebbero dovuto per la povertà dei mezzi, che non hanno conosciuto il CONSUMISMO.
Ma queste storie non sono solo quelle degli anziani romani, ma di tanti in ogni parte del mondo, che hanno attraversato il '900.
In questi anziani, spesso con un corpo malato segnato da privazioni e fatiche, emerge una grande voglia di vivere e insieme una domanda ricorrente: per chi e per che cosa vivo? E' il dramma dell'anziano che si sente "vecchio" e superato, che è messo da parte, spesso non rispettato e ignorato anche da quelli che gli sono vicini.
Aiutare gli anziani nei momenti difficili della loro vita significa dare loro una ragione per vivere, perché la VITA E' SEMPRE UN VALORE. Ma come fare questo? Come aiutare? Una delle proposte avanzate dall'A.S.C.F. (e non solo) è quello di cercare di far rimanere chi è anziano nel suo ambiente, nella sua casa, nel suo condominio, nel suo quartiere, insomma creare un'alternativa al ricovero.
Gli anziani vivono, guariscono, reagiscono meglio alla malattia e all'invalidità se possono rimanere nelle loro case.
Si assiste, invece, ad un repentino deterioramento sia fisico che psichico e talvolta alla morte quando sono costretti a ricoverarsi in istituto.
Negli istituti si muore 4 volte più che a casa; gli anziani difficilmente riescono a sopportare il distacco dal proprio ambiente familiare, non solo dalle persone ma anche dalle mura domestiche, dagli oggetti e dai ricordi che rappresentano la loro vita.
Spesso non rimane loro motivo per vivere. Uno degli obiettivi dell'A.S.C.F. è quello di offrire (di fronte alle difficoltà oggettive e alla solitudine) una consulenza, un orientamento e talvolta aiuto concreto per consentire agli anziani di continuare a vivere come e dove desiderano. Un portiere potrebbe all'interno del suo palazzo controllare i propri anziani andandoli a trovare, chiedendo loro come va, facendo da filtro verso falsi assistenti sociali, leggendo i contatori dell'acqua, del gas, della luce.
Queste visite a domicilio, più o meno frequenti a seconda del bisogno, aiuterebbero l'anziano nei problemi di vita quotidiana, nella cura della persona e a mantenere significative relazioni sociali ed affettive, mantenendo, comunque, le altre mansioni di vigilanza che competono ad ogni lavoratore della categoria.