ANSA 2008-02-21
Cassazione:
LICENZIAMENTO PER CAPO CHE INSULTA DIPENDENTI
Scatta il licenziamento per giusta causa nei
confronti del capo che "con espressioni
rozze ed eccessive" insulta i dipendenti
"in violazione dei principi di civiltà
che non ammettono eccezioni, o attenuazione,
neppure nell'ambito delle relazioni professionali",
compresi gli ambienti di lavoro "informali".
Lo sottolinea la Cassazione che ha confermato
la perdita del posto nei confronti di Michele
D., capo reparto del settore macelleria di
un supermercato milanese, che era solito mortificare
le tre lavoratrici sottoposte al suo potere
gerarchico con frasi del tipo "bastarde,
figli di p..., toglietevi dai c..., vi faccio
licenziare".
La società datrice
di lavoro - la Standa - venuta a sapere di
questo comportamento aveva licenziato il caporeparto
ma il Tribunale di Milano aveva ritenuto eccessiva
la sanzione e lo aveva reintegrato nel posto
di lavoro. La Corte d'Appello di Milano, invece,
con sentenza del 2005, aveva convalidato il
licenziamento sottolineando che "per
quanto l'ambiente di lavoro possa essere informale,
nel comportamento e nel lessico usato non
ci si può spingere fino alle maniere
rozze ed eccessive e ad usare la voce alta,
peraltro nelle vicinanze degli spazi frequentati
dalla clientela, per richiamare i dipendenti
ad una più esatta osservanza dei loro
obblighi". Questo punto di vista è
stato pienamente condiviso dalla Suprema Corte
- con la sentenza 4067 - che ha aggiunto che
un simile comportamento lede "la dignità
e l'amor proprio del personale, oltretutto
sottoposto a vincolo di gerarchia nei confronti
del capo che commette tali scorrettezze".
Così il ricorso del capo scurrile è
stato rigettato da piazza Cavour.
Fonte:
Ansa