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Le vostre lettere
Abbiamo ricevuto da un condomino una lettera che pubblichiamo volentieri sul nostro notiziario ed inseriamo sul nostro sito, che attesta stima e riconoscenza per il portiere del suo stabile che è venuto a mancare.
Ringraziamo come Associazione per questa testimonianza nella quale traspare un caso tra i tanti in cui è stato instaurato un rapporto che va oltre l'attività lavorativa del collega che ci ha lasciato.
Mario

Caro Mario,

era l’estate del 1982 quando, insieme a Rosaria e Antonio, hai lasciato il tuo Molise per iniziare una nuova vita a Roma nel nostro condominio.

Era da poco andato in pensione Guido, lo storico portiere del nostro palazzo, e tu e la tua giovane famiglia eravate stati appena scelti dai condòmini per la custodia dei due villini di via Savoia 29.

Non deve essere stato facile ambientarsi, costruire nuove relazioni, abituarsi a ritmi e rumori della città, confrontarsi con nevrosi e frenesie dei nuovi datori di lavoro e vicini di casa.
Chi ha saputo e voluto ridurre le distanze e instaurare un rapporto meno formale non ha esitato ad accogliervi con calore in quel microcosmo ora freddo e impersonale, ora vivo e pulsante di umanità che è un condominio.
Non è stato difficile stabilire con te e con la tua famiglia un rapporto sempre più personale, fondato sul rispetto e sulla riconoscenza e sostenuto anche da una sincera amicizia e da un profondo affetto reciproco.
Lunghe chiacchierate all’ingresso, partite di calcetto in campagna, anche solo qualche parola di corsa sul portone hanno contribuito a mantenere sempre vive in quegli anni la fiducia, la simpatia, l’amicizia.
Intanto Antonio cresceva e Rosaria continuava a sostenerti ed aiutarti amorevolmente anche nel tuo lavoro quotidiano.
È arrivato poi, improvvisamente, un primo giorno da dimenticare.
Una giornata nigro signanda lapillo, da segnare con un sassolino nero, avrebbero forse detto gli abitanti delle insulae, i condomìni di Roma antica.
Il tuo cuore quel giorno ha cominciato a farci preoccupare seriamente.
Sono seguiti giorni, mesi ed anni di apprensione e di dolore per te, per la tua famiglia e per chi ti voleva bene, alternati a non pochi momenti di serenità e di speranza.
Fino all’ultimo.
Fino a qualche giorno fa, quando hai finalmente ricevuto un cuore nuovo, ma, dopo averci insegnato il valore della sofferenza e della speranza, ti sei stancato di lottare ed hai gettato la spugna.
Ora il cancello che aprivi la mattina e chiudevi la sera è aperto a metà per l’ultimo saluto.
Ora noi tutti siamo più soli. Siamo però felici di esserti stati vicini come condòmini e come amici.

Claudio Biasiotti



      
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