clip estratta dal film “Giovanni Falcone”
per ricordare che anche il nostro lavoro può
essere pericoloso.
SIG.
STEFANO LI SACCHI
PORTIERE DELLO STABILE
Era nato il 2 giugno 1923 a Geraci Siculo, un piccolo
paese agricolo adagiato sulle pendici delle Madonie.
Penultimo di cinque figli di una famiglia modesta, nonostante
l'intelligenza vivace, non potè proseguire gli
studi che abbandonò da fanciullo per aiutare
la famiglia nel lavoro dei campi.
Sposò, in una fredda giornata del mese di gennaio
del 1951, Nunziata, la moglie che amò teneramente
e con la quale si trasferì a Palermo con la speranza
di una vita migliore. Qui ha vissuto lavorando come
portiere con responsabilità e senso del dovere,
guadagnandosi la stima e la fiducia di quanti lo conobbero
e, nell'espletamento della sua attività, quel
tragico 29 luglio trovò la morte.
Ha dedicato la sua vita ai suoi affetti più cari:
la moglie e la nipote Lucia, che ha allevato ed educato
con l'affetto e la dedizione di un padre, ed a loro
rimane il ricordo struggente della sua grande voglia
di vivere, della sua allegria e della disponibilità
d'animo nei confronti del prossimo.
Aveva l'abitudine di alzarsi sempre di buon mattino
e di recarsi presto nel condominio di via Pipitone Federico
n. 59, dove iniziava a svolgere le attività legate
al suo lavoro di portiere. Un lavoro che svolgeva con
serietà ed impegno ma anche con disponibilità
e buon umore, divenendo un punto di riferimento per
tutti i condomini, che nutrivano nei suoi confronti
simpatia ed apprezzamento.
Chinnici, che con lui condivideva le origini rurali,
lo stimava affettuosamente; si intratteneva spesso a
parlargli delle problematiche condominiali o degli argomenti
più disparati. Ma negli ultimi tempi preferiva
indugiare poco nell'androne dello stabile: la sua preoccupazione
costante era proprio quella di poter coinvolgere qualcun'altro
in un eventuale attentato. Probabilmente anche Stefano
Li Sacchi era consapevole del rischio che correva nel
trovarsi vicino al Magistrato. Eppure ciò non
lo indusse mai ad assumere un atteggiamento timoroso.
Anzi ostentava con orgoglio il rapporto amichevole che
aveva col Giudice, spesso accompagnandolo fino allo
sportello della "blindata". Anche lui ebbe,
nell'ambito del suo lavoro, la libertà ed il
coraggio di una scelta giusta e non condizionata dalla
paura.