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Storie di Anziani

STORIA DI ALESSANDRO V.

Alessandro V.
Son forse quelle vicende che si possono leggere sul giornale, nella rubrica delle lettere, oppure, quando, destano sensazione e scalpore, avere un breve trafiletto in cronaca, destando un po’ di indignazione e sdegno. Non voglio in alcun modo raccontarvi le altalene della vita, solo esprimersi un consenso alla vostra iniziativa, essendo fruitore delle “cortesie”, chiamiamole così, dei portieri. Dicendo, non voglio qui narrarvi della mia storia, né farvi i resoconto delle difficoltà quotidiane che incontro, ma dovrò darvi alcuni ragguagli, anche solo un breve accenno. Mi chiamo A., sono un trentenne con disabilita fisica, paraparesi spastica, e fin qui nulla di singolare, niente di insolito visto che, l’Italia è piena di disabili, di persone con difficoltà ad affrontare la consuetudine della vita. Come ho scritto nell’incipit della lettera, solo quando una vicenda desta scalpore diventa notizia, sorpassa la barriera della comunicazione e diventa fatto ma, la nostra quotidianità, la mia quotidianità è piena di episodi sconsolanti, una delusione continua verso la vera comprensione della mia-nostra circostanza. Lavoro in centro, nel quartiere Prati. Ho detto lavoro. Si, bello, ho detto lavoro! Che felicità che io possa lavorare nonostante la disabilita. Ho imparato ad usare la macchina, a sistemarmi sul sedile , riporre le stampelle, guidare…la società ha speso molto su di me, mi ha voluto efficiente (sembra un ossimoro,tipo ghiaccio bollente), mi ha voluto impegnato, che non fossi un peso, ma bastano due stupidaggini (chiamandole così) che tutto crolla. Ho fatto un castello con tutte le carte del mazzo e arriva un …… e me lo fa cadere con nulla. Ogni santo giorno è un calvario (stiamo pure in quaresima ): il posto macchina occupato o bloccato da un'altra auto; l’accesso al marciapiede impossibile; l’ascensore rotto o qualcuno che ha dimenticato le porte aperte….un rosario di porcate! Ora, io sono un disabile abbastanza abile (scusate ancora il gioco di parole) ma, di fronte a queste sciocchezzuole, non mi resta che la resa. Ho pensato di potercela fare da solo, ho creduto che i miei sforzi per superare le difficoltà fisiche avessero riscontro nella routine e invece no! Niente! Allora ci vuole chi vada a chiudere le porte dell’ascensore al terzo piano, chi vada a cercare il proprietario della volkswagen che mi blocca l’uscita, chi entri dal portellone della mia auto perché gli sportelli sono bloccati da altre vetture(certe volte mi viene di prendere la chiave e rigare tutte ‘ste macchine de ‘sti…….cafoni ). Insomma, devo chiamare Paolo, il portiere, che si becca tutti i miei sfoghi, la mia stizza, tutte le mie esplosioni di collera e dopo avermi fatto calmare, quatto, quatto mi risolve ‘sti problemini. Questa è per ringraziarlo. Meriterebbe uno stipendio in più per questa sua capacità di acquietare e rasserenare e per la sua solerzia nel risolvere le situazioni, ma non diciamoglielo:perderebbe quel quid in più che è il suo vero motore: altruismo



      
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