La
conferma che sono loro a fare i lavori che
gli italiani non vogliono più viene
dal fatto che gli extracomunitari hanno
un rischio infortuni due volte e mezzo superiore
a quello dei cittadini di questo Paese.
Tra i nostri connazionali la proporzione
è di un lavoratore ogni 25, tra gli
stranieri a farsi male è uno ogni
10. La prima causa risiede nei settori in
cui ormai gli immigrati sono fortemente
impiegati: edilizia, industria dei metalli,
agrindustria. L'allarme arriva alla presentazione
del volume "Immigrati e rischio infortunistico
in Italia", ricerca realizzata dall'Istituto
italiano di medicina sociale con la collaborazione
dei ricercatori del Dossier statistico immigrazione
della Caritas. La prima ricerca organica
sul tema si basa sugli infortuni indennizzati
dall'Inail, non su quelli semplicemente
denunciati. Non si può escludere,
quindi, che le stime siano inferiori alla
realtà. Non solo: "Statisticamente
il numero degli infortuni rilevato - secondo
la ricerca - è sottodimensionato
poiché molti lavoratori, in particolare
quando lavorano in nero, sono costretti
a denunciare gli eventi come semplici malattie
per evitare ritorsioni dai datori di lavoro".
Lo studio si fonda sui dati del 2001 quando
sono stati indennizzati 641.106 infortuni,
di questi 58.494 hanno riguardato lavoratori
nati all'estero. L'incidenza degli infortuni,
rapportata alla popolazione straniera occupata,
è del 9,1%. Per gli italiani il dato
è più che dimezzato: 4,2%.
"Gli immigrati non solo vivono sulla
propria pelle poco meno di un decimo del
totale degli infortuni indennizzati - si
legge nella ricerca - ma sanno anche che
in un caso su dieci sono destinati a infortunarsi.
I casi mortali sono stati uno ogni 500 infortuni
indennizzati e ciò attesta un'incidenza
altamente drammatica". Nei dati del
2002 si registra un aumento, che in parte
può essere legato all'emersione del
lavoro nero degli stranieri grazie alla
sanatoria: 65 mila incidenti (+ 12%) e 118
morti. Gli stranieri con occupazione regolare
sono il 3,4% ma detengono appunto il 9,1%
sugli infortuni indennizzati. La colpa dell'alto
numero di incidenti non è legata
solo alla pericolosità insita in
alcune mansioni. Altri possono essere i
fattori: prima occupazione, giovane età
dei lavoratori stranieri, turni di notte,
scarsa qualificazione, subappalti, mobbing.
Nel 2002 poi il 50% dei lavoratori immigrati
era in nero o senza permesso di soggiorno.
Nonostante la legge 626 del '94 sulla sicurezza
sul lavoro, i dati italiani sono peggiori
rispetto alla media europea. Secondo il
vicedirettore della Consulenza statistico
attuariale dell'Inail Franco D'Amico, nel
2002 c'è stata, però, un'inversione
di tendenza nel totale degli infortuni in
Italia dopo sette anni di aumenti: nel 2002
sono stati il 2,5% in meno e il 2003 conferma
un ulteriore calo dell'1,5%. La graduatoria
delle regioni con più incidenti a
carico di stranieri vede in testa Lombardia
(13.063), Veneto (11.010), Emilia Romagna
(10.823). Per numero di incidenti l'edilizia
è il settore lavorativo più
pericoloso (8.492), alla pari con l'industria
dei metalli (8.387); seguono l'agrindustria
(3.223), l'industria meccanica (3.087),
gli alberghi e i ristoranti (2.516). Marocchini,
senegalesi, ghanesi e pakistani lavorano
soprattutto nell'industria dei metalli;
albanesi, jugoslavi, rumeni e tunisini vengono
impiegati nelle costruzioni, gli egiziani
in alberghi e ristoranti, gli indiani nell'agrindustria.
Tra i cinesi, pur essendo essi il quinto
gruppo etnico in Italia, sono quasi inesistenti
gli infortuni indennizzati.
dal
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