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Portieri Stranieri
 

LAVORATORI IMMIGRATI
NUOVE FORME DI SCHIAVITU'
E LAVORO ILLEGALE

Introduzione La decisione di lasciare il proprio paese per raggiungere un altro non è un fenomeno nuovo: tutta la storia dell'uomo sembra essere caratterizzata da una costante mobilità di singoli, di gruppi, talvolta di interi popoli alla ricerca di migliori condizioni di vita.
Che il fenomeno si stia diffondendo e che stia assumendo forme irregolari sempre più sottili da sfuggire alla maglie della rilevazione ufficiali, sta diventando un dato di fatto certo. Difficilmente però il fenomeno avrebbe una rilevanza di massa se alla base non vi fossero problemi di carattere strutturale. Un mercato del lavoro particolarmente rigido e una politica sull'immigrazione che si basa alternativamente, in base al colore politico del governo, su sanatorie indiscriminate e su norme restrittive tanto irrazionali quanto inefficienti, hanno creato le premesse per lo sviluppo di un'economia sommersa fatta di imprese clandestine e di furbi espedienti portati avanti da imprese regolari. Solo un mercato del lavoro più libero e leggi sull'immigrazione certamente più severe ma anche giuste nel riconoscere ai lavori extra-comunitari i propri diritti, potranno servire a delimitare l'area del sommerso.

Lavoro nero nel 55% delle aziende

Ogni 100 aziende controllate nel 2002, più della metà ha fatto ricorso al lavoro nero. È quanto ha rilevato il Comando carabinieri Ispettorato del lavoro, diffondendo i dati dell'attività svolta dei dipendenti di 21.431 aziende industriali, commerciali ed imprese agricole. Le violazioni contestate sono state 65.943. oltre 16 milioni di euro sono stati riscossi per illeciti amministrativi sul collocamento generale, poco più di 800.000 euro per quelli in agricoltura, più di 15 milioni di euro per la tenuta dei libri paga e matricola sul posto di lavoro e per registrazioni errate. Siamo dinanzi ad un' Italia che lavora ma di cui non si sa nulla. È un pezzo consistente della ricchezza nazionale che resta nell'ombra. Sono migliaia di lavoratori senza tutele né diritti, e centinaia di datori di lavoro che non pagano contributi e assistenza sanitaria. L'Italia non è un Paese ospitale, i più sfruttati sono proprio loro: gli extracomunitari, costretti ad accettare lavori irregolari per sbarcare il lunario. E la stessa sorte tocca anche ai giovani, pronti a lavorare nell'illegalità, pur di muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Lavorare non in regola significa incertezza e mortificazione della propria professionalità. Con delle differenze: i più giovani, nonostante le difficoltà percepite, si dimostrano più ottimisti e più carichi di aspettative, gli stranieri invece, evidenziano la paura di un inserimento professionale con più ansia, e auspicano un cambiamento radicale, prima di tutto nella mentalità diffusa, che continua a vederli come clandestini da impiegare a basso costo. Sempre più diffusa risulta la convinzione che trovare un'occupazione sia in buona parte una questione di conoscenze e di fortuna. E la colpa viene attribuita allo stato, che tollererebbe di fatto il lavoro nero, evadendo i controlli e non incentivando le assunzioni da parte delle aziende con agevolazioni dì fiscali. L'Italia appare agli atipici e agli irregolari, come un paese-teatro in cui va in scena una strana finzione. Sul piano legale le norme sono rigide e vincolanti, in realtà ognuno è legittimato a fare quel che vuole. Per cui, in una cultura del lavoro in cui sembra predominare il mito dell'efficienza, emerge sempre più l'esigenza di ritornare a parlare anche di ospitalità e centralità della persona.

I paesi di origine dei lavoratori immigrati.

Per numero di assunzioni troviamo ai primi posti Albania e Marocco, che superano le 45.000 unità. Al terzo e quarto posto seguono Romania e Svizzera, rispettivamente con 28.000 e 20.000 assunzioni, e poi altri 5 gruppi nazionali che hanno registrato tra le 10.000 e le 17.000 assunzioni: la ex-Iugoslavia (17.000), la Tunisia (16.800), il Senegal, la Cina (entrambe 13.000) e la Polonia (10.000). La presenza di immigrati in Italia è figlia di una domanda di lavoro che non è soddisfatta dagli italiani. In pratica gli immigrati svolgono lavori che gli italiani non sono disposti a fare per varie ragioni. La gran parte degli immigrati regolari ha un lavoro dipendente, dunque paga le tasse, versa i contributi ecc. Per cui gli italiani dovrebbero da subito solidarizzare con gli immigrati e non nutrire pregiudizi razzisti. Essere solidali significa abbandonare le vecchie abitudini e cercare di adeguarsi giorno dopo giorno ai bisogni di coloro con cui si vive. Gli extracomunitari vengono in Italia per cercare ricchezza e abbandonare la povertà nel loro paese. Quindi, quell'indifferenza civile che caratterizza la modalità messa in atto nelle relazioni con gli stranieri immigrati dovrebbe scomparire. Infatti, questo atteggiamento, volutamente distratto, azzera nell'altro le sue peculiarità fisiche, culturali e psicologiche e ci induce così ad identificazioni generiche (il negro, l'africano, il marocchino ecc). Diverse persone sono poi razziste "a parole" per comunicare al partner italiano la distanza del sé rispetto all'altro. Ecco un esempio: dalla cucina del ristorante appare un ragazzo dalla pelle nera e sorride, ha il grembiule del lavapiatti; il proprietario lo riprende immediatamente e si scusa con i clienti: "Abbiamo dovuto sostituire il garzone di cucina; questo nero starà qui per pochi giorni poi andrà via, perché vogliamo solo personale bianco.

L'identikit dell'Immigrato

È marocchino, maschio, non sposato, ha un impiego a tempo pieno, vive in Lombardia o nel Lazio, manda a casa circa 613 euro all'anno, ha problemi con la casa e il suo principale motivo di disagio è la difficoltà a fare amicizia. Ecco l'identikit dello straniero medio che lavora in Italia, secondo una serie di ricerche che annualmente vengono svolte da alcuni centri di ricerca. Guardando al paese di provenienza le cifre parlano chiaro: del 1.236.335 extracomunitari presenti in Italia, ben 159.599 vengono dal Marocco, e 142.066 dall'Albania. La Romania, con i suoi operai edili, si attesta al terzo posto (68.929), mentre le Filippine sono al quarto (65.353), grazie al personale domestico in maggior parte femminile. In crescita i cinesi, con 60.075, che hanno la più alta percentuale di imprenditori, specie nel settore tessile a Prato e a Napoli. Per quanto riguarda le destinazioni primeggiano Lombardia e Lazio. Nella prima regione ci sono 308.408 stranieri (22,2% del totale dell'Italia), e nella seconda 245.666 (il 17%). Su cifre inferiori seguono Veneto (139.522), Emilia Romagna (113.048) e Toscana (114.972). Il sorpasso della Lombardia sul Lazio è avvenuto nel 1999, un dato spiegabile con l'offerta di lavoro e nelle imprese artigiane. Nel veneto e nell'Emilia è la piccola e media impresa ad attrarre gli extracomunitari. Secondo un'indagine della Swg il 34% degli extracomunitari ha un impiego a tempi pieno; il 13% lavora a giornata, il 15% ha un contratto part time (soprattutto le colf); il 10% ha un lavoro stagionale (soprattutto nell'agricoltura); il restante 9% è in Italia per studiare. Dal punto di vista della qualità del lavoro, non tutti fila per il verso giusto. Secondo un'indagine del Cnel pubblicata nel 2001, il 34,5% ha un lavoro manuale non qualificato; il 10,1% ha un impiego di basso livello; il 4,7% ne ha uno di medio livello; il 13,5% è un piccolo imprenditore, e il 5,4% è un professionista. L'ingresso nel mondo del lavoro , poi è stato difficile: per il 61,9% il primo lavoro è stato in nero. Secondo uno studio effettuato dalla Caritas e dalla Banca Antoveneta, i risparmi mandati in patria degli stranieri hanno raggiunto nel 2000 1.138 miliardi di vecchie lire. In testa alla lista i filippini: 199,9 milioni di Euro mandati complessivamente in patria nel 2000. Il dato si spiega col fatto che sono molte le donne che lavorano in Italia come colf e che hanno in patria marito e figli, a cui mandano i risparmi. A parte i paesi dell'Ue, le altre nazioni che hanno le più alte rimesse dall'Italia sono la Cina (49,7 milioni), il Marocco (20,1 milioni), Senegal (7,7 milioni), la Romania (4,1 milioni), la Polonia (1 milione), nonché Albania e Tunisia con mezzo milione. La cifra bassa delle rimesse di albanesi, rumeni, polacchi e tunisini, si spiega con la tendenza a stabilizzarsi in Italia e ad essere raggiunti dalla famiglia o a formarsene una qui in Italia. Purtroppo, però, nei paesi ospiti spesso c'è l'incomprensione, la paura, il disprezzo per il "diverso" da parte di chi si sente "civile". L'Italia, dapprima paese di emigrazione ora paese di immigrati poiché offre possibilità di lavoro, anche se quello più faticoso, che di solito è rifiutato dagli italiani. Gli extracomunitari che vengono in Italia clandestinamente, senza permesso di soggiorno né contratto di lavoro, sono più facilmente sfruttati nell'agricoltura e in altre attività: tutto questo è illegale. La gente che emigra lo fa o perché ha bisogno di soldi per mantenere la famiglia, o perché il proprio paese non dà alcuna possibilità di vita. Spesso, però si manifestano veri atteggiamenti di rifiuto della "diversità, anche se lo Stato cerca di aiutare e di difendere gli immigrati colpendo fenomeni di razzismo, fortunatamente, in alcuni casi ci riesce.

Ma di preciso cosa fanno?

Vengono occupati generalmente in quelle mansioni che i lavoratori locali giudicano troppo faticose, scomode o malpagate (ad es. estrazione del marmo, concia delle pelli, facchinaggio, lavorazione dei metalli nelle fonderie, raccolta della frutta). Questi lavori, 30 anni fa, nel nord Italia, venivano fatti dai nostri emigrati meridionali. Molti immigrati svolgono un commercio ambulante di vari oggetti artigianali. Alcuni nei locali notturni e nei concerti danzano e suonano le musiche dei loro popoli. Pochissimi recitano in compagnie teatrali. Per alcuni settori lavorativi il ricorso alla manodopera di colore diventa più spesso una scelta obbligatoria. I vantaggi per gli imprenditori sono considerevoli:

1. i neri a impiego fisso lavorano anche 13 ore al giorno;

2. non si fanno sindacalizzare perché temono di perdere il lavoro ( spesso non rivendicano i loro diritti contrattuali perché neppure li conoscono);

3. non si lamentano delle condizioni d'impiego (spesso pericolose per la salute);

4. a parità di lavoro in genere i loro salari sono molti più bassi di quelli dei bianchi, o meno tutelati sul piano previdenziale, assistenziale, assicurativo ecc., senza contratto di lavoro non è prevista l'assistenza sanitaria, e il vitto e alloggio che le aziende a volte dicono di offrire, per attirare gli immigrati, non è altro che un pasto a mezzogiorno. I vantaggi degli affittuari non sono meno cospicui, il prezzo d'affitto di un monacale oscilla intorno 500 euro al mese, a volte gli immigrati per coprire le spese ci abitano in 5 o 6, facendo anche i turni per dormire. I vantaggi dei lavoratori di colore a impiego fisso rispetto agli ambulanti:

1. guadagnano almeno 3 volte di più;

2. non hanno guai con la giustizia;

3. appena possono, fanno venire in Italia moglie e figli.

Le cause dell'immigrazione.

Povertà, guerre, sottosviluppo, distruzione delle risorse naturali. L'emigrazione è una valvola di sfogo. Ma anche per un bisogno di emancipazione o per trovare un lavoro corrispondente al proprio livello di studio ( il 59% è diplomato, il 13,5% è laureato, solo il 4% è analfabeta). Impressionante la loro conoscenza delle lingue straniere: inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo, italiano.

L'Italia del sommerso e del lavoro illegale

Il lavoro nero è presente sia al nord sia al sud. Nel settentrione si manifesta in maniera polimorfa, assumendo facciate solo apparentemente regolari o forme di lavoro subordinato "contrabbandato" per autonomo. A volte si tratta di doppio lavoro, lavori saltuari, fuori busta occultati da lavoratori regolari, fittizi contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Nel mezzogiorno, invece, il fenomeno assume modalità di lavoro a carattere continuativo, si va dai lavoratori mai registrati e magari occupati in aziende fantasma coinvolgendo lavoratori giovani e adulti. Inoltre è di fondamentale importanza sottolineare lo sfruttamento dei lavoratori extracomunitari: su 12.350 trovati sul posto di lavoro, il 26,5 risulta irregolare, il 19,4% clandestino. Sono stati denunciati circa 1.190 datori di lavoro. Inoltre, i carabinieri hanno scoperto il nuovo fenomeno di lavoro interinale irregolare, ossia quello delle cooperative fittizie che in realtà svolgono funzioni di mediazione lavorativa, ma senza averne né l'autorizzazione né le garanzie. Offrono manodopera a prezzi stracciati e sono difficili da controllare per l'alta volatilità delle loro strutture: nascono, sfruttano, e muoiono in pochi mesi, tanto da rappresentare un rudimentale quanto formidabile strumento di flessibilità. La fobia di una società ricca verso gli immigrati si trasforma in un fattore di deterioramento della vita sociale ed economica di quelle stessa società, la quale incentiva l'irregolarità e il lavoro di coloro i quali potrebbero invece lavorare regolarmente e contribuire al finanziamento di quel sistema di sicurezza sociale di cui alla fine beneficeranno in prevalenza gli italiani. Secondo la camera di Commercio gli immigrati alimentano sempre più il lavoro nero, ma sarebbe più corretto dire che il lavoro nero è alimentato da chi sfrutta facendo leva sul bisogno, sulla povertà e sulla paura, ossia sugli immigrati. Se si tratta di lavoro nero c'è un padrone che lo impone e un dipendente che lo subisce. Raro il caso contrario di un albanese, filippino, senegalese o marocchino che chieda di non essere assunto con contributi e garanzie che gli spetterebbero di diritto e che lo aiuterebbero a regolarizzare la propria presenza in Italia. La presenza molto estesa di lavoro irregolare è presente in tutti i comparti dell'economia e tende sempre più a produrre una evasione contributiva e fiscale, pesanti disfunzioni nel mercato del lavoro, una distorsione nei processi economici, maggiori incidenti e rischi per la salute nei luoghi di lavoro. Il lavoro nero dilaga, l'intermediazione di manodopera da parte di elementi poco raccomandabili funziona egregiamente. Purtroppo, sono molti gli imprenditori che considerano gli extracomunitari merce di cui disporre a proprio piacimento, da usare, maltrattare e licenziare senza temere conseguenze. Inoltre, la diffusione del lavoro nero ed irregolare determina indebite situazioni di alterazioni della concorrenza nel confronto delle imprese che utilizzano lavoro irregolare. È evidente che fin quando ci sarà una domanda di illegalità da parte di sedicenti imprenditori ci sarà un'offerta di lavoro in nero. Emerge con nettezza l'esigenza di una politica di intervento più efficace per la conoscenza della diffusione del fenomeno e per la messa in campo di interventi di contrasto necessari. Vi dovrebbe essere una generale consapevolezza da parte di tutti i soggetti, che questo problema è da rimuovere e che per ottenere ciò servono azioni convergenti e comuni. Invece si ha la netta impressione che questa consapevolezza non ci sia. Anzi, si prende a riferimento il lavoro sommerso ed irregolare per richiedere maggiore e ingiustificata flessibilità tesa ad abbassare il livello dei diritti. In tal senso, gli imprenditori e le loro associazioni, dimostrino con i fatti e non con le parole che si lavora per consegnare un sistema produttivo sano, che si compete e che si ha a cuore i diritti delle persone.

Prospettive future

Nel Nord est gli extracomunitari andranno a coprire un terzo dei nuovi posti di lavoro, nel Centro Sud le percentuali sono ragguardevoli. Su cento assunzioni più di un quinto sono di persone che arrivano da fuori. È un fenomeno che si realizza soprattutto nell'industria manifatturiera, nel commercio soprattutto in bar e ristoranti. E riguarda in egual misura grandi e piccole imprese. Ma non si limita qui. Stando alle statistiche tocca anche le zone agricole. Nei mesi della raccolta delle fragole e delle mele, nel Nord è tutto un via vai di gente che viene dai paesi dell'Est. Una volta c'erano anche pullman che arrivavano dal Sud. Ma oggi anche questa tradizione si è interrotta. E poi italiani in larga parte del Nord sviluppato se ne trovano pochi: in zone dove la piena occupazione è una realtà ci si può permettere di scegliere. Orami non si trovano più solo operai, ma anche impiegati pubblici, quadri intermedi, impiegati. A Brescia, qualche tempo fa, 500 persone hanno rifiutato quello che una volta sembravaun miraggio, l'impiego alle Poste. E le associazioni industriali, tra le prime quella padovana, hanno aperto corsi per formare dirigenti e managers extracomunitari. Tra poco ci sarà bisogno di loro anche per coprire le qualifiche elevate. Una volta nell'industria alimentare c'erano molte donne impiegate. Facevano lavori come quelli di spennare i polli, che consideravano normale perché era quasi una prosecuzione del lavoro domestico. Oggi in tutta la catena della macellazione ci sono extracomunitari: nessuno vuole avere più a che fare con il freddo o il sangue. Ma se questo è un fenomeno normale legato alla crescita del reddito, del livello di istruzione, meno spiegabile è perché il rifiuto di lavori, anche ben retribuiti, si estenda al Sud, dove il dramma della disoccupazione è all'ordine del girono. Un'indagine dell'Istat, ha rilevato che nel Mezzogiorno, solo il 40% di coloro che risultano disoccupati sono disposti a muoversi per trovare lavoro fuori del Comune di residenza. E un terzo lo accetta solo se si tratta di contratti a tempo pieno. Le indagini fatte sul campo hanno rilevato che giocano, in queste scelte, fattori come il peso del settore sommerso, dove molti di questi disoccupati trovano margini di guadagno, dalla qualità della disoccupazione, che è per gran parte fatta da giovani istruiti che si possono permettere di aspettare grazie al reddito offerto dalle loro famiglie e a lavori occasionali fatti qua e là. E, come se non bastasse la complessità del mercato del lavoro, ci si mette poi anche l'inefficienza del sistema di collocamento pubblico mostrando di non sapere trovare persone, quando invece molti sarebbero disponibili. E alla fine continua a tenere tra i disoccupati molti che un lavoro lo hanno già.

Dal sito: www.mobbingonline.it





      
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