Emanate
dall'Ente nazionale per la Salute e la Sicurezza
svedese in conformità alla Sezione 18 dell'Ordinanza
sull'Ambiente di Lavoro (1977) 21 settembre 1993
Definizioni e campo d’applicazione
Sezione
1. Queste disposizioni vanno applicate
in tutte quelle realtà nelle quali i lavoratori
possono essere oggetto di una qualsiasi forma di
persecuzione durante il lavoro. Per persecuzione
si intendono ricorrenti azioni riprovevoli o chiaramente
ostili intraprese nei confronti di singoli lavoratori,
in modo offensivo, tali da determinare l'allontanamento
di questi lavoratori dalla collettività che
opera nei luoghi di lavoro. Principi generali
Sezione
2. Il datore di lavoro dovrebbe pianificare
e organizzare il lavoro in modo da prevenire, per
quanto possibile, queste forme di persecuzione nei
luoghi di lavoro.
Sezione
3. Il datore di lavoro dovrà comunicare
in modo inequivocabile che queste forme di persecuzione
non potranno assolutamente essere tollerate nel
corso dell'attività lavorativa. Procedure
particolari
Sezione
4. Nel corso dell' attività lavorativa
dovranno essere previste delle procedure che consentano
di individuare i sintomi di condizioni di lavoro
persecutorie, l'esistenza di problemi inerenti all'organizzazione
del lavoro o eventuali carenze per quanto riguarda
la cooperazione che possono costituire il terreno
adatto all'insorgere di qualche forma di persecuzione
psicologica durante l'attività lavorativa.
Sezione
5. In presenza di questo tipo di sintomi
dovranno essere immediatamente adottate e applicate
delle efficaci contromisure. Contemporaneamente
sarà condotta un'indagine per accertare se
questa mancata cooperazione non debba essere imputata
ad una inadeguata organizzazione del lavoro.
Sezione
6. I lavoratori sottoposti a queste forme
di persecuzione sul lavoro dovranno ricevere aiuto
e sostegno immediati, per cui il datore di lavoro
dovrà prevedere procedure speciali. Entrata
in vigore Le disposizioni di cui sopra sono entrate
in vigore il 31 marzo 1994.
RACCOMANDAZIONI
DI ORDINE GENERALE DELL'ENTE NAZIONALE SVEDESE PER
LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO IN MERITO ALL'APPLICAZIONE
DELLE DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE MISURE DA ADOTTARE
CONTRO OGNI FORMA DI PERSECUZIONE SUL LAVORO
Premessa
A
monte di queste forme di persecuzione possono esserci
carenze relative all'organizzazione del lavoro,
del sistema informativo interno, una gestione inadeguata
del modo di lavorare, un carico di lavoro eccessivo
o al contrario, insufficiente, il tipo di prestazione
lavorativa richiesta, carenze nella politica del
personale scelta dal datore di lavoro,o, ancora,
il tipo di atteggiamento tenuto dal datore di lavoro
nei confronti dei propri dipendenti e le sue eventuali
reazioni. Problemi organizzativi persistenti e insoluti
possono causare forti tensioni mentali negative
nei gruppi di lavoratori, con una diminuita capacità
di tolleranza dello stress. Questo potrebbe indurre
la cosiddetta " mentalità del capro
espiatorio" e attivare comportamenti di rifiuto
nei confronti dei singoli lavoratori. Le cause dei
problemi vanno ricercate nelle condizioni di lavoro
reali, soprattutto nel caso in cui più persone,
singolarmente, sono state oggetto per un lungo periodo
di vari tipi di persecuzione psicologica. Naturalmente
a volte le cause o i tentativi di esclusione vanno
ricercati nel comportamento o nel modo di agire
scelti dai singoli individui. Ma si potrebbe riscontrare
che, anche in questi casi, alla radice del problema
vi sono situazioni lavorative insoddisfacenti per
cui i singoli lavoratori, in preda all'ansia e alla
disperazione, non trovano altra soluzione al loro
profondo disagio se non quella di agire in modo
tale da danneggiare o provocare altri loro compagni.
Le conseguenze di queste forme di persecuzione Si
tratta di conseguenze gravi che possono assumere
varie forme. Tra i singoli lavoratori: - Aumento
delle divergenze in termini di avversione dichiarata,
irritabilità o accentuata indifferenza. Infrazione
deliberata delle regole o rispetto esagerato delle
stesse, prestazioni ridotte. - Elevato livello di
stress, scarsa tolleranza dello stesso con reazioni
esagerate, a volte con crisi traumatiche. - Patologie
di tipo fisiologico, abuso di sostanze dannose o
reazioni a livello mentale, ad esempio disturbi
del sonno, perdita di autostima, ansia, il fenomeno
del "rimuginare" su cose e fatti, depressione
e sintomatologia maniacale. A volte invece vengono
la conseguenza può essere una marcata aggressività
o una grave stanchezza. Incapacità di guardare
avanti o irragionevoli richieste di rivendicazione.
Pensieri suicidi o atti di violenza contro sè
stessi. Se le forme di persecuzione sul lavoro non
cessano immediatamente c'è il rischio che
i sintomi diventino permanenti, si cronicizzino
e quindi richiedano senz'altro un aiuto medico e/o
psicologico. All'interno del gruppo di lavoro Efficienza
e produttività ridotte. Mancato rispetto
delle regole esistenti o irrigidimento per quanto
riguarda il rispetto delle stesse. Critiche sempre
più marcate nei confronti del datore di lavoro,
mancanza di fiducia, un generale senso di insicurezza.
Un aumento del dissenso, ad esempio mancanza di
comprensione nei confronti di modi diversi di fare
le cose, allontanamento dal gruppo e dai propri
doveri, tentativi di spezzare il potere o, al contrario,
di formare combriccole potenti. Elevato assenteismo
per malattia, problemi di abuso di sostanze, notevole
avvicendamento del personale e un aumento delle
richieste di permessi. Scarsa tolleranza nei confronti
dello stress e delle tensioni, e sintomi generali
di insoddisfazione. Tendenza ad ingigantire piccoli
problemi. La ricerca continua di capri espiatori.
La capacità e la prontezza del gruppo di
lavoratori di partecipare alla soluzione dei problemi
interni aumenteranno o diminuiranno in modo palpabile,
oppure scompariranno a seconda del modo in cui il
conflitto viene considerato e affrontato dal datore
di lavoro. Se non si provvede in nessun modo la
situazione di rischio peggiorerà sempre di
più con il passare del tempo.
GUIDA
ALLE SINGOLE SEZIONI DEFINIZIONI
Sezione
1: Le varie forme di persecuzione possono
essere esercitate sia dai lavoratori stessi sia
dal datore di lavoro direttamente o da suoi rappresentanti.
(La persecuzione sul lavoro - mobbing - che diventa
politica aziendale, cioè esercitata per motivi
di riorganizzazione, di riduzione del personale
o per eliminare lavoratori scomodi, in inglese viene
denominata "bossing") (N.d.T.). Fenomeni
quali la pressione psicologica, la crudeltà
mentale, l'isolamento sociale e le molestie, tra
cui quelle sessuali, vengono considerati con sempre
maggiore frequenza problemi che riguardano la vita
lavorativa e complessivamente rientrano nel termine
di violenza o persecuzione. Si tratta di problemi
molto seri con effetti gravi e dannosi sia sui singoli
lavoratori sia sul gruppo di lavoro se non vengono
valutati e gestiti in tempo. Questi effetti possono
tradursi in stati patologici, mentali e fisici,
che a volte possono diventare cronici, e sfociare
addirittura in un rifiuto della vita lavorativa
e della collettività che opera nell'ambiente
di lavoro. Varie sono le forme di persecuzione psicologica,
ad esempio: calunniare o diffamare un lavoratore,
oppure la sua famiglia; negare deliberatamente informazioni
relative al lavoro oppure fornire informazioni non
corrette a riguardo; sabotare o impedire in maniera
deliberata l'esecuzione del lavoro; escludere in
modo offensivo il lavoratore, oppure boiccottarlo
o disprezzarlo; esercitare minacce, intimorire o
avvilire la persona, come nel caso di molestie sessuali.
insultare, fare critiche esagerate o assumere atteggiamenti
o reazioni ostili in modo deliberato; controllare
l'operato del lavoratore senza che lo sappia e con
l'intento di danneggiarlo; applicare "sanzioni
penali amministrative" ad un singolo lavoratore
senza motivo apparente, senza dare spiegazioni,
senza tentare di risolvere insieme a lui/lei i problemi.
Queste sanzioni possono tradursi, ad esempio, in
un allontanamento immotivato dal posto di lavoro
o dai suoi doveri, in un trasferimento altrettanto
immotivato o in richieste di ore di lavoro straordinario,
in un evidente ostruzionismo nei suoi confronti
per quanto riguarda le richieste di formazione o
di permessi (ma in questo caso si deve fare riferimento
al "bossing" di cui all'inizio del paragrafo
in questione). Gli atteggiamenti cosiddetti offensivi
sono quelli caratterizzati da un'assoluta mancanza
di rispetto e lesivi dei principi di ordine generale
che dovrebbero essere alla base di un atteggiamento
rispettoso e morale nei confronti delle altre persone.
Di fatto si tratta di azioni che hanno un effetto
negativo, a breve e lungo termine, sia sui singoli
individui sia sui gruppi di lavoro. A scanso di
equivoci è opportuno aggiungere che occasionali
divergenze di opinioni, momenti di conflitto e eventuali
problemi che si dovessero verificare durante normali
rapporti di lavoro dovrebbero essere considerati
fenomeni normali, in quanto si può parlare
di "forme di persecuzione" solo quando
i conflitti personali degenerano fino alla mancanza
di rispetto del diritto delle persone alla propria
integrità personale e scivolano verso azioni
del tutto prive di etica del tipo di quelle sopracitate
con effetti devastanti sui singoli lavoratori.
MISURE
DI ORDINE GENERALE PER PREVENIRE QUALSIASI FORMA
DI PERSECUZIONE PSICOLOGICA
Sezione
2: L'Ordinanza dell'Ente nazionale svedese
per la Salute e la Sicurezza relativa al Controllo
dell'Ambiente di Lavoro definisce le varie responsabilità
del datore di lavoro e che riguardano numerosi aspetti
dell'A.d.L. Riportiamo alcuni esempi di misure di
ordine generale che il datore di lavoro può
adottare per prevenire le forme di persecuzione
nei luoghi di lavoro. Elaborare una politica ad
hoc per l'ambiente di lavoro che, tra l'altro, illustri
le intenzioni, gli obiettivi e l'atteggiamento di
ordine generale nei confronti dei propri dipendenti.
Elaborare delle procedure che garantiscano condizioni
psicologiche e sociali nei luoghi di lavoro le migliori
possibili, anche per quanto concerne la situazione
lavorativa e l'organizzazione del lavoro. Adottare
misure per impedire che si manifestino reazioni
negative sul lavoro, ad esempio elaborando delle
regole che incoraggino un clima di rispetto e di
amicizia nel luogo di lavoro. Ed è soprattutto
il datore di lavoro e i suoi rappresentanti che
per primi devono dare il buon esempio in tal senso.
I quadri e i dirigenti devono ricevere una formazione
tale da consentire loro di gestire le materie che
rientrano nelle leggi di diritto del lavoro, gli
effetti delle varie condizioni di lavoro sulle persone,
i rischi di conflitto all'interno dei gruppi di
lavoratori, in modo che siano in grado di rispondere
con prontezza con un sostegno qualificato a quei
lavoratori che si trovassero in situazioni di stress
e di crisi. Anche in considerazione della loro personale
situazione lavorativa e del loro ambiente di lavoro,
è importante che i dirigenti direttamente
coinvolti in attività di gestione e di controllo
del personale abbiano conoscenze abbastanza approfondite
in determinati campi in modo da: Sapere come mettere
in grado il lavoratore di adeguarsi nel modo giusto
al gruppo di lavoro al quale è assegnato.
Ugualmente importante è comunicare in modo
chiaro quali siano le regole vigenti nel luogo di
lavoro. Fornire ad ogni lavoratore tutte le informazioni
sulle attività e sui loro obiettivi. Saranno
molto utili a tale scopo riunioni informative regolari
da tenersi sul posto di lavoro. Fornire a tutti
i lavoratori le informazioni in merito alle misure
concordate per la prevenzione di ogni forma di persecuzione
sul lavoro e ascoltare le loro opinioni. Cercare
di fare in modo che i doveri di loro competenza
siano concreti e sensati e che per adempiere alle
loro funzioni vengano utilizzino le loro conoscenze
e capacità individuali. Dare l'opportunità
ai lavoratori di migliorare le loro conoscenze e
di migliorare le loro prestazioni, e incoraggiarli
a raggiungere questo obiettivo. Sezione 3: Esistono
alcuni principi importanti che devono essere alla
base della vita lavorativa di ogni individuo, e
tra questi: il rifiuto di qualsiasi atteggiamento
o comportamento offensivi, a prescindere da chi
sia coinvolto o da chi ne sia il bersaglio. Riveste
un'importanza particolare il fatto che il datore
di lavoro adotti misure efficaci per evitare che
qualunque lavoratore sia oggetto di forme di persecuzione
da parte di altri lavoratori. I quadri e i manager
svolgono un ruolo importante nel creare il clima
nel luogo di lavoro e nel definirne le regole. La
cosa essenziale è che il datore di lavoro
non sottopomga mai il lavoratore a forme di persecuzione,
ad esempio attraverso l'abuso di potere o qualsiasi
altri tipo di atteggiamento inaccettabile. La posizione
di dipendenza del lavoratore incide in modo determinante
sul rapporto datore di lavoro-lavoratore, gli equivoci
si possono verificare molto frequentemente, di conseguenza
il datore di lavoro deve comportarsi in maniera
da ispirare fiducia. Per creare un clima favorevole
nell'ambiente di lavoro è importante che
il datore di lavoro, con il suo modo di fare stabilisca
le condizioni per un dialogo reciproco, una facile
comunicazione e un desiderio reale di risolvere
i problemi. Generalmente in questo modo il rischio
di forme di persecuzione psicologica diminuisce
o scompare addirittura. E' essenziale che le regole
per una cooperazione si concretizzino e si evidenzino
nella politica di gestione dell'ambiente di lavoro,
soprattutto al momento dell'assunzione di nuovi
lavoratori. Un altro fattore importante è
la partecipazione dei lavoratori all'elaborazione
di misure per la soluzione dei problemi associati
all'ambiente di lavoro. Questo significa che nei
casi in cui il datore di lavoro e i dipendenti hanno
deciso insieme quali siano i principi da attuare
per pianificare il lavoro e il tipo di cooperazione,
tutti i lavoratori devono conoscere tali principi
e sapere in che modo comportarsi.
MISURE
E PROCEDURE PARTICOLARI
Sezione
4: E' essenziale prevedere elementi e misure
di prevenzione in modo che, nel caso insorgessero
problemi di organizzazione del lavoro o di discriminazione,
il datore di lavoro ne sia informato immediatamente
così da essere in grado di adottare le misure
del caso. Nessuno dovrebbe fare in modo di celare
eventuali forme di persecuzione, neppure in presenza
di un rischio di conflitto di lealtà. Tutti
i problemi che si presentassero in un luogo di lavoro
devono essere affrontati rapidamente, in maniera
pertinente e rispettosa. Le soluzioni vanno trovate
attraverso il dialogo e misure atte al miglioramento
delle condizioni di lavoro degli interessati. Se
viene avanzata qualche critica nei confronti di
un dipendente quest'ultimo ne deve essere informato
in modo che abbia l'opportunità di replicare.
Le opinioni personali e eventuali supposizioni solo
vagamente fondate in merito ad un dipendente o al
modo in cui egli svolge il proprio lavoro non devono
costituire una scusa per eventuali forme di discriminazione.
Nei casi in cui risulti ovvio che un lavoratore
ha veramente provocato il risentimento di altri,
il datore di lavoro dovrebbe far presente al lavoratore
in questione che è suo dovere contribuire
a creare un ambiente di lavoro sereno e un clima
vivibile. Ma, nello stesso tempo il datore di lavoro
deve essere consapevole che un atteggiamento provocatorio
può essere il sintomo di una situazione insoddisfacente
sul lavoro e prendere l'iniziativa per cercare di
risolvere questi problemi. E' importante affrontare
le questioni in maniera obiettiva, positiva e con
l'intenzione di trovare una soluzione, ascoltare
tutti gli interessati e fornire il proprio sostegno
ai più deboli. Eventuali decisioni che passassero
sopra la testa della persona interessata non potrebbero
fare altro che peggiorare la situazione di quella
persona. Nella politica di prevenzione relativa
all'ambiente di lavoro il datore di lavoro deve
predisporre un piano di intervento per quanto concerne
gli aspetti psicologici, sociali e organizzativi
dell'ambiente di lavoro che sono altrettanto importanti
dei fattori di ordine fisico o tecnico. In base
alla Legge sull'Ambiente di Lavoro tutto ciò
rientra nei doveri del datore di lavoro, il quale
dovrebbe elaborare procedure tali che sia possibile
individuare e accertare con largo anticipo l'esistenza
di attriti nei rapporti di lavoro tra i dipendenti,
consentendo in tal modo di organizzare il lavoro
in maniera che il personale addetto alla supervisione
possa entrare in contatto con ciascun membro del
gruppo di lavoro e avere l'opportunità di
scambi frequenti con i vari membri del gruppo.
Sezione
5: E' indubbiamente molto raro che gli
eventuali attriti siano dovuti ad un'unica persona.
Di regola le cause vanno esaminate in base al modo
in cui è organizzato il lavoro e non lasciate
alla responsabilità di un solo individuo.
Nello stesso tempo, però, è importante
che ogni lavoratore sia consapevole della propria
capacità di contribuire ad instaurare un
buon clima di lavoro, del fatto che questo rientri
nei suoi doveri. Le soluzioni ai problemi vanno
ricercate in primo luogo attraverso l'elaborazione
di metodi di lavoro, l'assegnazione del lavoro,
la comunicazione, ecc.Per il raggiungimento di questo
scopo si può procedere ad un'analisi della
maniera in cui il lavoro è organizzato ad
esempio per quanto riguarda i doveri, i requisiti
e l'autorità, e quindi su questa base avviare
una discussione e programmare di conseguenza. I
servizi di medicina del lavoro possono fornire un
importante contributo in tal senso ed essere d'aiuto
durante il processo di ricerca delle soluzioni.
Le forme di persecuzione psicologica sul lavoro
non costituiscono un rischio soltanto per i lavoratori
direttamente coinvolti. Infatti, finchè persistono,
costituiscono un grave carico mentale anche per
altre persone, ma quel che è peggio, la difficoltà
a individuare e affrontare i problemi di base aumenta
con il passare del tempo a causa dell'insostenibilità
delle posizioni personali, delle accuse, scuse,
e controaccuse che di volta in volta ci si scambia
quando la forma di persecuzione diventa evidente.
E' importante, di conseguenza, che il datore di
lavoro intraprenda un'azione immediata per affrontare
quegli abusi che potrebbero innescare una forma
di persecuzione, o che l'hanno già scatenata.
Un primo passo utile sarebbe una chiacchierata confidenziale
con la vittima dell'abuso, improntata al rispetto
della persona e in un clima franco e aperto. Parlando
con le persone coinvolte ci dovrebbe essere la consapevolezza
del pericolo di essere influenzato da punti di vista
negativi. In situazioni come queste il comportamento
naturale delle persone è quello di barricarsi
dietro una strenua difesa delle proprie azioni e,
come abbiamo già visto in precedenza, le
opinioni possono essere caratterizzate da posizioni
rigide, da pressioni e lealtà esercitate
dal gruppo. Spesso, quindi, la colpa di queste forme
di persecuzione viene fatta ricadere sulla persona
oggetto delle stesse. Va detto, tuttavia, che molte
persone sono fortemente contrarie al modo in cui
un proprio compagno di lavoro viene trattato e sarebbero
ben felici di contribuire a rompere il circolo vizioso
e distruttivo. Si raccomanda di riunire tutto il
gruppo di lavoro per discutere soltanto nell'ultima
fase dell'azione programmata e con lo scopo di realizzare
dei miglioramenti pratici per quanto concerne le
procedure lavorative e la situazione di lavoro in
seno al gruppo nel suo complesso. La prospettiva
di giungere a soluzioni di ampio consenso diminuisce
con il prolungarsi dell'assenza dal lavoro di un
lavoratore o con la mancata volontà di affrontare
i problemi. Le opinioni personali di segno negativo
possono irrigidirsi su entrambi i fronti con il
risultato che difficilmente si riuscirà ad
instaurare un clima nuovamente sereno nell'ambiente
di lavoro e, addirittura, in certi casi, i problemi
determineranno situazioni insostenibili, con continui
nuovi equivoci, finchè si arriverà,
nel peggiore dei casi, al definitivo allontanamento
del lavoratore dalla vita lavorativa. Può
essere molto difficile per un datore di lavoro arrivare
a farsi un'opinione obiettiva di tutti gli aspetti
del problema, di conseguenza spesso è consigliabile
ricorrere alla consulenza di un esperto, ad esempio
attraverso i servizi di medicina del lavoro.
UN
AIUTO E UN SUPPORTO ADEGUATI DA FORNIRE ALL'INDIVIDUO
E AL GRUPPO DI LAVORO
Sezione
6: Un lavoratore assentatosi dal lavoro
per malattia a causa degli effetti sulla sua salute
di qualche forma di persecuzione psicologica dovrebbe
essere aiutato a ritornare al suo posto di lavoro
al più presto possibile. La normalità
della vita di ogni giorno e un sostegno psicologico
e personale sono strumenti fondamentali per neutralizzare
le gravi conseguenze di esperienze così traumatiche.
Un rapido reinserimento dipende in gran parte dal
fatto di mantenere dei contatti positivi con la
persona, sia egli in malattia o meno, e dall'opportunità
che la persona ha di parlare privatamente sia con
i compagni di lavoro sia con il datore di lavoro
in merito a quanto è accaduto. Nel corso
di queste chiacchierate si possono discutere le
varie, possibili cause di quanto avvenuto, cercare
di trovare i modi di migliorare e di cambiare l'ambiente
di lavoro, e valutare le risorse economiche o pratiche
disponibili per raggiungere l'obiettivo. L'invito
o l'esortazione a consultare uno psicologo o altri
esperti, a volte può essere interpretato
come un'offesa personale, è quindi importante
che sia la persona coinvolta a voler ricorrere a
questo tipo di aiuto. A volte per risolvere forti
dissapori o problemi interpersonali molto gravi
nel luogo di lavoro è necessario ricorrere
ad un'offerta di corsi di formazione o al trasferimento
ad altra mansione. Questo tipo di soluzione è
valida, ad esempio, per proteggere un lavoratore
da ulteriori forme di discriminazione o dal rischio
di danni. Ma in tal caso è essenziale che
le soluzioni offerte siano motivate in termini di
sostanza e di significato e che accettandole il
lavoratore veda l'opportunità di progredire
nel suo lavoro e di stabilire contatti sociali positivi.
Inoltre questo tipo di decisioni vanno prese dopo
aver consultato direttamente il lavoratore e in
base alle constatate potenzialità e preferenze
dello stesso. Un importante principio da rispettare
è quello di fare in modo che le misure adottate
non comportino un peggioramento delle condizioni
di lavoro. Oltre all'aiuto che può essere
offerto al singolo lavoratore, è di fondamentale
importanza affrontare i problemi pratici alla base
dei quali, nella maggior parte dei casi, si individua
un "mentalità da capro espiatorio"
all'interno del gruppo, per cui quest'ultimo troverà
i modi per attivare una migliore cooperazione in
futuro. Esiste un serio rischio che gli eventi si
ripetano, con la conseguenza di nuovi casi di gravi
discriminazioni, se i problemi fondamentali associati
al lavoro non vengono discussi in maniera puntuale
e se non si fa emergere una comune determinazione
nel voler adottare le misure in grado di risolverli.
Quanto più i problemi di base restano irrisolti,
tanto più aumentano il rischio di gravi conseguenze
e il numero di persone danneggiate nel luogo di
lavoro. Molto spesso i lavoratori che operano in
gruppo conoscono bene i problemi organizzativi che
vanno affrontati. E' importante che quei problemi
emergano in presenza di forme di persecuzione psicologica
delle persone, altrimenti c'è il rischio
che la persona offesa e i suoi problemi diventino
il solo e preponderante argomento di discussione.
Nei casi in cui il processo all'interno del gruppo
di lavoro si sia spinto troppo avanti per cui le
misure adottate per risolvere i problemi rischiano
di fallire, si può rendere necessaria l'assistenza
qualificata di esperti per analizzare le cause,
proporre soluzioni e discutere con il singolo e
con il gruppo di lavoratori. In casi di questo tipo
altrettanto valide sono le risorse offerte dai servizi
di medicina del lavoro.