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MOBBING
COS'E'
In
questi ultimi anni, in tutte le società avanzate,
si è andato diffondendo un fenomeno assai
allarmante: il Mobbing. Il Mobbing (dall’inglese
“to mob” = attaccare, accerchiare) consiste
in attacchi sistematici, abusi, oltraggi e soprusi
esercitati dal mobber (superiori gerarchici o colleghi)
contro un lavoratore isolato (il mobbizzato) divenuto,
per svariate ragioni, indesiderato.
Nessun luogo di lavoro è risparmiato dal
mobbing, il quale colpisce sia a livelli bassi sia
a quelli intermedi della gerarchia.
Più aumenta la competitività sociale
e più le strategie di mobbing trovano un
fertile terreno di coltura. Il mobbing si rivela
sia un ottimo strumento in mano alle aziende per
disfarsi di elementi ritenuti a vario titolo scomodi,
oppure in esubero, sia un mezzo appropriato in mano
a dipendenti sleali e gelosi, per eliminare concorrenti
pericolosi.
Le varie definizioni che sono state date del mobbing
convergono nel definirlo una strategia di “terrorismo
psicologico” e di “prevaricazione crescente”
con danni letali e irreversibili per l’equilibrio
psico-fisico dei soggetti che ne rimangono colpiti,
tanto che in alcuni paesi (Svezia, Germania) il
mobbing è riconosciuto a pieno titolo come
malattia professionale e causa di infortuni sul
lavoro Recenti ricerche empiriche condotte in Svezia
e Germania hanno dimostrato che: il 10-20% dei suicidi
in un anno sono imputabili al mobbing; centinaia
di lavoratori mobbizzati sono finiti in pre-pensionamento
o in cliniche psichiatriche.
Anche in Italia, ultimamente, sono state condotte
ricerche specifiche dalle quali risulta che i lavoratori
mobbizzati supererebbero il milione, mentre si aggirerebbe
intorno ai 5 milioni il numero dei cittadini coinvolti,
in qualità di amici o colleghi di lavoro
dei mobbizzati, ma la percezione sociale del fenomeno
è tremendamente insufficiente.
Come è stato opportunamente fatto notare,
il mobbing è una nuova malattia ma non è
un virus o un materiale nocivo bensì una
situazione di pressione psicologica che tradotta
nel concreto consta di piccoli ma ripetuti attacchi
personali, di varie forme di ostilità, isolamento,
sabotaggio, atti di disturbo eseguiti con regolarità:
sono la sistematicità e la durata nel tempo
gli elementi che distinguono il Mobbing da qualsiasi
altro scontro sul lavoro, per cui per sconfiggere
il mobbing si richiede una pratica di solidarietà
e una mobilitazione sociale capaci di neutralizzare
le coalizioni e le strategie dei mobbers. Nell’800
mobbing era un termine usato dai biologi inglesi
per descrivere il comportamento degli uccelli, che
difendevano il loro nido con manovre di volo minacciose
contro aggressori. Nell'900, l’etologo Konrad
Lorenz l’ha impiegato per spiegare l’attacco
coalizzato sferrato da un gruppo di animali ad animali
della stessa specie.
Il primo ad applicare il termine alle società
umane è stato Heinz Leyman, uno dei maggiori
esperti mondiali dell’ambiente lavorativo
e, sicuramente, lo studioso più sistematico
del fenomeno mobbing in tutti gli anni ’80
e ’90. Tuttavia il mobbing, nella sua essenza,
va ben al di là dello specifico lavorativo,
aggredendo in radice fondamentali diritti umani
e civili.
Alla base dell’esplosione della strategia
di mobbizzazione vi è un conflitto di lavoro
che riesce a trovare canalizzazione e soluzioni
istituzionalizzate. Esso, dunque, nella forma di
conflitto irrisolto, si proietta nella sfera delle
relazioni personali e civili. Le azioni che segnalano
il mobbing sono le più diverse e sono spesso
così sottili che la vittima stenta a riconoscerle.
Si tratta di pettegolezzi più o meno fondati,
tesi a metterla in cattiva luce, di improvvisi mancati
inviti al bar o in mensa, di allusioni inizialmente
senza importanza e di piccoli conflitti con i colleghi.
Cose cui inizialmente non si da peso ma che vanno
degenerando nell’isolamento del mobbizzato,
perpetrato attivamente dai colleghi e in conflitti
frequenti e più forti col gruppo di lavoro.
Nessuna delle azioni, considerata in sé e
per sé causa il mobbing, perché ognuna
di esse suscita reazioni diverse a seconda della
persona che le subisce e della loro durata. Perciò
nelle scienze sociali si parla di mobbing quando
una persona è vittima sul luogo di lavoro,
per almeno una volta alla settimana e nell’arco
di sei mesi (Leymann 1996), d’isolamento sociale,
di attacchi alla vita privata, professionale e all’identità
tramite violenza verbale o fisica.
Si distingue tra mobbing orizzontale e verticale
a seconda che i mobbers siano colleghi di pari livello
della vittima (mobbing orizzontale) o superiori
(mobbing verticale) e tra mobbing discendente, operato
dal o dai superiori verso i lavoratori ad un livello
gerarchico inferiore, ed ascendente, praticato da
un individuo o gruppo nei confronti di un capo.
Qualunque sia la forma in cui viene esercitato,
il mobbing è un assalto verso l’altro,
per inconfessabili motivi privati. L’assalto
prende luogo sempre nella sfera pubblica e consiste
nella eliminazione simbolica dell’avversario,
attraverso una campagna strisciante di sgretolamento
della sua immagine e del credito di cui gode. Le
strategie di mobbing hanno un carattere estremamente
subdolo, perché tendono ad occultare la loro
“ effettualità” con motivazioni
e cause pretestuose, strumentali e false.
I loro effetti però sono particolarmente
visibili: celebrano il rituale della sconfitta del
debole e la vittoria del forte. Attraverso il mobbing,
il conforme ed il conformistico non fanno che celebrare
se stessi, espellendo furiosamente tracce di dissonanza,
di alterità e di conflittualità. Gli
effetti sul mobbizzato sono molteplici: disturbi
del sonno (insonnia ed ipersonnia), disturbi dell’alimentazione
(anoressia e bulimia), emicranie penose e frequenti,
tic nervosi, dermatiti, gastriti; a livello socio-emotivo
si manifestano soprattutto disturbi relazionali
con gli amici, il partner, la famiglia, ansia, attacchi
di panico e disturbi dell’umore la cui estrema
espressione può tradursi in pensieri e/o
atti suicidi.
Sono pesanti anche gli effetti del mobbing sul gruppo
di lavoro e sull’azienda, si creano fazioni
che disgregano la comunicazione e frammentano la
produttività della comunità lavorativa
con serie ripercussione sull’azienda che rischia
di assistere ad un abbassamento dell’efficienza
ed efficacia, della qualità e della quantità
del prodotto o del servizio, un clima di generale
dissenso e tensione potenzialmente in grado di offuscare
gli obiettivi e le strategie organizzative.
Il mobbing è un evento ripetitivo e metodico,
per cui ne parliamo con lo scopo di sottolineare
che il fenomeno esiste ed è diffusissimo,
offrendo un aiuto a chi ne è vittima per
superare la sensazione di essere solo nel vivere
questa drammatica esperienza, di esserne la sola
ed unica causa, di non avere alcuno strumento per
combatterlo. Parliamo di mobbing affinché
le aziende comprendano che il mobbing, a prima vista
strumento vantaggioso, in realtà è
controproducente al suo principale scopo.
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