Prima
di tutto la vittima dell'aggressione (mobbing) deve
tentare di crearsi una base di elementi (registrazioni,
lettere di servizio, rimproveri scritti, ecc...)
che potrebbero diventare prove giuridiche per una
eventuale causa di lavoro in pretura o dal Difensore
Civico regionale e se esistente anche comunale (Firenze
ha istituito l'ufficio del Difensore Civico del
Comune) e senza alcun costo per il lavoratore. Prendere
nota degli attacchi verbali e non con date, luoghi
e persone coinvolte. Restare calmi/e di fronte ai
tentativi di violenza e far capire che non si è
disposti ad accettare soprusi. Parlare anche con
le colleghe/i non partecipi all'aggressione e che
dunque un giorno possono testimoniare quanto è
avvenuto. Prendere nota di persone che hanno subito
gli stessi soprusi negli anni passati. Parlare,
in modo informale, con il capo almeno in un primo
tempo - al fine di tentare un chiarimento o di informare;
è importante non essere impulsive/i e aggressive/i;
meglio se si può andare con una/un collega
di lavoro; Non parlare delle persone ma dei fatti,
può essere utile richiamarsi ai diritti di
operare in condizioni di salute non solo fisica,
ma anche mentale. Cercare un dialogo positivo e
costruttivo con i capi - evitando di essere lamentosi
o minacciosi di querele e denunce. Se i capi o i
colleghi/e non rispondono, diventa necessario uscire
allo scoperto : andare da un Sindacato, o da un
legale di un Patronato o da un legale amministrativo
e comunque mettere per iscritto le proprie rimostranze
- documenti utili per una eventuale e futura causa
legale (che deve essere "l'ultima spiaggia"
a mio avviso, sappiamo quanto i tempi legali sono
lunghi e costosi!) 1- Conservare, ogni anno, corsi
di formazione per migliorare le proprie capacità
professionali - questo è d'obbligo sia per
l'azienda e sta scritto anche sui contratti di lavoro.
Si può chiedere anche il trasferimento, se
la struttura dell'azienda lo permette - in questo
caso si può essere trasferiti "per motivi
di salute" attraverso il medico aziendale (previsto
dal decreto 626/94). Comunque su questo bisogna
essere prudenti, è meglio consultarsi con
un legale o con un esperto di medicina del lavoro.
Attenzione a non diventare muti o logorroici, né
in azienda né in famiglia: si rischia di
fissarsi maniacalmente sul proprio dramma; non sono
rari i casi di matrimoni andati in crisi, di contrasti
con i figli/e, di amici o conoscenti che scompaiono
per mesi. E questa ulteriore solitudine induce,
talvolta, a cercare rifugio nell'alcol o nella droga
o nella depressione. E' meglio ricorrere ad un supporto
psicologico presso un Centro specializzato. Conoscere
le leggi per meglio difendersi Inoltre nello Statuto
dei Lavoratori all'art. 13 si legge: "che al
dipendente non possono essere affidate mansioni
di livello professionale inferiore a quello dell'inquadramento".
La dequalificazione, dunque, è una pratica
illegale. Per chiedere l'applicazione della legge
626/94 ci si può rivolgere direttamente al
numero verde del Ministero del Lavoro tel. 800.444.555,
senza prefisso oppure all'INAIL tel. 06/ 54876260.
L'opzione legale più concreta per una lavoratrice/re
mobbizzata/o è quella prevista dal Codice
Civile art. 2087, che tutela le condizioni di lavoro
attribuendo ai "padroni" la responsabilità
"dei danni biologici" che il dipendente
subisce- Secondo questo articolo "l'imprenditore
o i dirigenti" sono tenuti a tutelare l'integrità
fisica e la personalità morale dei prestatori
di lavoro. Questa legge impone all'azienda di porre
fine alla situazione di mancata tutela e consente
al lavoratore/trice di chiedere un risarcimento!
Le sentenze favorevoli ai lavoratori/trici in questo
senso sono state innumerovoli. Il Tribunale di Torino
(16.11.1999), ha fatto risarcire il danno biologico
patito da un'operaia, Giacomina Erriquez, che l'azienda
aveva costretto a lavorare sei giorni su sette in
uno spazio ristrettissimo e invivibile e a subire
continuamente gli insulti del superiore. (una catastrofe
emotiva per l'operaia, con crisi d'ansia, di pianto,
di insonnia, etcc...). La Costituzione Italiana
all'art. 32 sancisce che: "la salute è
un diritto dell'individuo e un interesse della collettività..."ma
ancor oggi, niente di concreto e a livello legislativo
ha reso possibile la concretezza e l'operatività
sulla prevenzione agli abusi sia nei luoghi di lavoro
che nelle scuole , dove l'aggressione verso l'altro
è chiamato bullismo. Prevaricatori e vittime:
Ragazzi e adulti - dal bullismo al mobbing Bullismo
è un vocabolo che appartiene al nord Europa.
Da noi vuol dire prevaricazione, aggressione, attacco,
prepotenze, ecc...e si manifesta soprattutto nelle
scuole elementari e medie inferiori fra i bambini
e le bambine. La prepotenza è un tipo di
comportamento aggressivo, caratterizzato dall'intenzione
di arrecare un danno all'altro, e in un sistema
scolastico o familiare dà continuità
nel tempo: la vittima risulta debole e spesso è
incapace di difendersi. Nelle prevaricazioni/prepotenze
bisogna distinguere almeno 5 "ruoli":
il
bullo
la vittima
l'aiuto del bullo
il sostenitore del bullo
il
difensore delle vittime e aggiungo io, il sesto
ruolo che è quello dell'outsider indifferente
!
I fenomeni del bullismo nell'infanzia e il mobbing
nell'età adulta, devono essere affrontati
fra le priorità nazionali a livello legislativo,
educativo e culturale, in quanto la loro pericolosità
è molto grave: non è un "male
incurabile" - ma è necessario intervenire
con interventi globali, sistematici e permanenti
su tutta la collettività, coinvolgendo in
modo attivo la popolazione "di qualsiasi età,
ruolo, religione, status" - creando "un
sistema di regole" che modifichino certi comportamenti
e stereotipi di altri tempi e civiltà. Come
riflettere sulle prepotenze ? quali esperienze e
motivazioni personali mi inducono verso le prepotenze
? che cosa si prova a subire o a fare prepotenze
ad altri? quali sono le conseguenze sulla vittima
e per il prevaricatore? Quale impatto sulla famiglia,
sulla scuola, sui luoghi di lavoro ? Quali problemi
morali e con quali modi fermare e contrastare le
prepotenze ? Il bullismo si esprime in due forme:
diretto e indiretto. Diretto: con pugni, schiaffi,
dispetti di ogni genere e avviene di più
nei maschi e fra i maschi. Indiretto. Con l'isolamento
sociale ed esclusione dal gruppo, con sguardi maliziosi,
chiacchericci, etc... e avviene statisticamente
di più fra le donne e nelle donne. Su questi
comportamenti, ancor oggi sono stati fatti pochi
studi. Statisticamente il fenomeno del bullismo
è più diffuso nei piccoli paesi che
non nelle grandi città - comunque nel caso
comparativo fra città come Firenze e Cosenza,
è emerso che la percentuale di bullismo nelle
scuole elementari è più alta a Firenze
45,9% rispetto al 37,8% di Cosenza - dati pubblicati
dal giornale la nazione nel 1996: "piccoli
prepotenti crescono - quasi la metà dei bambini
dichiara di subire soprusi e furti dai compagni".
A Pontassieve e in Versilia le percentuali sono
ancora più alte. l'infanzia è perfida
o innocente? (dal giornale la Nazione, 1996). La
vittima è in genere un bambino o una bambina
ansioso/a, debole, introverso/a, qualche volta presi
in giro per il loro aspetto: capelli rossi, lentiggini,
occhiali, piccola corporatura, macchie nel viso,
naso grosso, gambe storte, obesità, etc...;
gli psicologi ci avvertono che le cause sono molteplici
: vi è o un disagio familiare, o scolastico,
o di solitudine, o di diverso,; ma in genere e soprattutto
nei ragazzi il bullismo è determinato dalla
forza fisica (anche Olwes sostiene questa "tesi")
e più tardi, nell'età adulta "prosegue"
con la forza psicologica di potere da parte dei
capi detto mobbing. Per ulteriori approfondimenti
su questi temi Vi consiglio due libri: Il bullismo
a scuola di Dan Olwes e Il bullismo in Italia di
Ada Fonzi, ed. Giunti Per il mobbing vi consiglio
la lettura del libro Cattivi capi, cattivi colleghi
di A. e R. Giglioli, ed. A. Mondadori- Milano Laureata
in Pedagogia ad indirizzo psicologico, M.G Bianchi
è impegnata con associazioni di volontariato
e iscritta all'Associazione nazionale Pedagogisti
Esperti (ANPE). Vice presidente dell'Ass.ne ASICAM
Italia-Camerum del Centro Italia. Responsabile del
Gruppo Pedagogisti dell'AICS provinciale di Firenze;
responsabile cultura e infanzia dell'Ass.ne ALBA
Onlus. Iscritta al Ministero degli Interni come
Psicopedagogista (gruppo NOS-AICS) per la prevenzione
ai vari tipi di violenze sia familiari, sia scolastici,
sia nei luoghi di lavoro.