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LA
SOLUZIONE ALLA LIBERA GESTIONE DEI TEMPI DI VITA E
DI LAVORO………….
Si
chiama job sharing e negli Stati Uniti è
sorto sul finire degli anni ’60 e nei paesi
europei a partire dal ventennio successivo, nell’Europa
del Nord è già adottato da circa la
metà delle imprese, in Italia pur se ancora
non formalizzato, è stato legittimato da
un’importante Circolare del Ministero del
Lavoro e della previdenza sociale del 7/4/1998.
Il job sharing, letteralmente condivisione di lavoro,
è una formula contrattuale atipica che consiste
nel far occupare a due o più persone lo stesso
posto di lavoro. Soluzione che piace soprattutto
alla donne, perché consente di conciliare
casa e ufficio.
I lavoratori sono liberi di organizzarsi i turni
in maniera flessibile sulla base delle loro esigenze.
Una vera e propria autogestione del lavoro tra colleghi
(utile anche a moglie e marito se dipendenti dello
stesso datore dil lavoro), che si alternano nel
corso della settimana, ma possono anche sostituirsi
reciprocamente per conciliare le esigenze professionali
e personali.
L’importante è che le due persone coinvolte
assicurino una presenza sul posto di lavoro costante
e priva di turbolenze: l’affiatamento della
coppia di job shaker è fondamentale, quindi,
perché questa modalità di lavoro si
riveli producente.
Nel contratto vengono precisati i ruoli che ciascuno
assumerà e le percentuali di ripartizione
del tempo lavorativo tra i due.
La suddivisione delle ore lavorative è estremamente
elastica e viene eseguita su base settimanale: si
può scegliere se lavorare alternativamente
mattina e pomeriggio, due giorni e mezzo a tempo
pieno o una settimana ciascuno, in genere non si
superino le trenta ore settimanali.
Attraverso questa tipologia contrattuale il datore
di lavoro riduce al minimo le conseguenze dell’eventuale
assenza di uno dei due lavoratori, perché
ognuno di loro è responsabile per interio
della prestazione.
Le persone che lavorano insieme con lo stesso contratto
hanno vincolo di sostituirsi vicendevolmente in
caso di impedimento di uno di loro, uno dei due
deve essere sempre in “ufficio” nell’orario
di lavoro, perché il titolare può
legittimamente pretendere l’adempimento dell’intera
prestazione.
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